• Le Mura Castellane

Le Confraternite di Poggio San Marcello

A cura di Roberta Vico e Tommaso Saccone

La confraternita è un’unione di fedeli nata con riconoscimento formale dell’autorità ecclesiastica (ha una struttura gerarchica e dipende dall’autorità vescovile[1]) che ha per scopo la salusanimarum e la solidarietà verso i poveri e i bisognosi; essa ha sede in una chiesa, oratorio, cappella o altare[2]. Le confraternite si occupavano anche dei monti di pietà e dei monti frumentari[3], che tentavano di combattere fenomeni quali l’usura, e degli ospedali (BARCHI 2001, pag.13). Con il Concilio di Trento (1545-1563) la chiesa opera una sistemazione territoriale attraverso il coordinamento delle varie tipologie confraternitali, che si uniscono per omonimia o per funzione.

La Confraternita del Santissimo Sacramento e la chiesa di San Nicolò

La Confraternita del Santissimo[4] viene riconosciuta ufficialmente il 7 Novembre 1607 con decreto che ordina che ogni parrocchia ne possieda una (FIORANI 2009, pag.107-112). Possediamo la bolla con cui Paolo V[5] riconosce la confraternita poggiana[6], che prende possesso anche dell’oratorio di San Nicolò e avvia nel 1595 la costruzione della prima omonima chiesa. Non abbiamo testimonianze dirette di questo nuovo edificio, ma due visite pastorali[7]ne denunciano lo stato miserevole: essa doveva sorgere sopra l’Oratorio di San Nicolò, occupandone il lato orientale dell’attuale canonica (BELLINI 2007, pag.30-31).

Nel 1758 il vescovo Fonseca ordina ai cittadini di Poggio San Marcello di costruire una nuova chiesa, nel territorio attiguo alla stessa chiesa che dovrà essere demolita; tra l’altro nel 1735 quest’ultima aveva anche subito un incendio. La nuova chiesa di San Nicolò viene realizzata tra 1763 e 1772 da Mattia Capponi (BELLINI 2007, pag.54-58).

La Confraternita del Gonfalone e la devozione alla Madonna del Soccorso

Tale Confraternita[8]viene riconosciuta ufficialmente nel 1486 da Innocenzio VIII: si occupava anche del riscatto degli schiavi (FIORANI 2009, pag.84). Possediamo anche in questo caso la bolla di riconoscimento, datata 4 Luglio 1607[9]. Con tale decreto la confraternita viene aggregata a quella di Roma (BELLINI 2007, pag. 37). La nascita di questo sodalizio è legata indissolubilmente alla devozione verso la Madonna del Soccorso: tale tradizione è diffusa in tutta Italia e nelle Marche stesse, anche sotto varie denominazioni, come Madonna “delle Grazie” e “della Misericordia[10]”(FILENI-SERINI 1991, pag.34).

La Confraternita possedeva una chiesetta presso l’attuale circonvallazione del paese[11]e sembra esistere sicuramente nel 1514, ma secondo l’Annibaldi era già stata costruita nel ‘400. Sull’altare già presente l’immagine della prima Madonna del Soccorso[12] sostituita nel 1608 dall’attuale, una scultura lignea raffigurante la Madonna in trono con il bambino in braccio. La chiesetta però già ai primi del ‘600 dà segni di cedimento strutturale(BELLINI 2007, pag.39).

La Costruzione della chiesa all’interno del castello, nella posizione che conosciamo oggi, incomincia nel 1646 e termina nel 1662. La chiesa ha una pianta ovale, sulle 8 colonne con capitello si ergono 4 archi sul cui sfondo c’è l’altare maggiore che ospita la statua della Madonna. Altri due altari laterali ospitavano inizialmente i due dipinti del Ramazzani, mentre attualmente vi sono collocate delle statue. Sopra gli archi si curva la volta a forma di cupola, che culmina con una lucerniera. Sopra la Sagrestia si trova la sede della confraternita del Gonfalone; una scaletta di legno conduce alla torre campanaria ristrutturata nel 1786[13] (BELLINI 2012, pag. 14).

La Confraternita della Morte e Orazione e l’oratorio omonimo

Questa Confraternita[14]era dedita all’assistenza dei moribondi o alla sepoltura e al suffragio dei defunti; nasce nel 1552 riconosciuta da papa Giulio III come “Santa Maria dell’orazione e della morte” (FIORANI 2009, pag. 116-119). Dal prezioso Archivio Parrocchiale non possediamo il decreto di nascita di questo collegio, ma dello statuto “Regole ed ordinazioni della Venerabile Compagnia della morte, ed Orazione di Poggio San Marcello (---) nella propria Chiesa di S. Croce (---)” datato al 1851[15].

Verso la fine del XVI la Confraternita di Santa Croce incomincia la costruzione dell’Oratorio omonimo: esso è più piccolo di quello attuale, serve alle riunioni dei confratelli e come spedale per i poveri o per i viandanti. Nel 1685, su richiesta del vescovo, il piccolo Oratorio diventa il cimitero di Poggio San Marcello, almeno fino al 1871: anche per questo motivo la chiesa è detta “tumulante”[16]. Non abbiamo notizie sulla ricostruzione della Chiesa di Santa Croce, ne di quando essa assume l’aspetto che conosciamo attualmente, ma da una descrizione del 1880 essa non sembra avere particolari ornamenti artistici (BELLINI 2007, pag. 33-35).

 

BIBLIOGRAFIA

BARCHI 2001= G. Barchi, Le confraternite a Castelplanio dal XVI al XX secolo, Jesi, 2001.

BELLINI 2007= C. Bellini, Poggio San Marcello e il suo Archivio Parrocchiale, Castelplanio, 2007.

BELLINI 2012= C. Bellini, I monumenti architettonici religiosi I tesori di una piccola comunità. I beni culturali ecclesiastici (Catalogo della Mostra, dal 4 Agosto 2012), Poggio San Marcello, 2012, pag.13- 23.

CUCCO 1999= G. Cucco, I tesori delle Confraternite, Sant’Angelo in Vado, 1999.

DONNINELLI 2012= E. Donninelli, Andrea di Bartolo in I tesori di una piccola comunità. I beni culturali ecclesiastici (Catalogo della Mostra, dal 4 Agosto 2012), Poggio San Marcello, 2012, pag. 2-3.

FAGIOLO 1999= V. Fagiolo, Le confraternite, Frascati, 1999.

FILENI-SERINI 1991= M. Fileni, P. Serini, La statua della Madonna del Soccorso di Poggio San Marcello. Storia, arte e fede, Città di Castello, 1991.

FIORANI 1995= A. Fiorani, La storia e i caratteri della devozione lauretana delle confraternite, Ostra Vetere, 1995.

FIORANI 2009= C. Fiorani, Le Confraternite, Ostra Vetere, 2009.

GALEAZZI-PERLINI-URIELI 2001= S. Galeazzi, A. Perlini, C. Urieli, Guida al Museo Diocesano di Jesi, Jesi, 2001.

LUCCHETTI 2010= A. Lucchetti, La Confraternita del SS. Sacramento e la chiesa del crocifisso D’Ete, Recanati, 2010.


[1] Esse differiscono sia dalle associazioni monastiche, che sono tenute ad una vita in comune e all’ emissione di voti, che dalle “pie unioni”, che invece sono aggregazioni occasionali. Le Confraternite si riuniscono periodicamente per espletare alcune pratiche di culto e di pietà (FIORANI 1995, pag. 32; CUCCO 1999, pag.8 e FAGIOLO 1999, pag. 14).

[2] BELLINI 2007, pag.18-19; FIORANI 2009, pag.53-56 e LUCCHETTI 2010, pag. 9.

[3] I monti frumentari sono una scorta di sementi che le confraternite conservano per quei contadini che sono costretti a consumare per la sussistenza anche le quantità necessarie per la semina (BARCHI 2001, pag. 13).

[4] Conosciuta anche con altri nomi, come compagnia “del corpo di Cristo” o del “corpus Domini”.

[5] Vescovo di Jesi prima dell’elezione al soglio pontificio (BELLINI 2007, pag.37).

[6] Essa in realtà era già nata grazie ad una bolla papale del 1588, ma tale copia non è conservata nell’Archivio Parrocchiale come la successiva. E’ riconosciuta come: Confraternita del Sagratissimo Corpo del Nostro Salvatore ch’è Jessù (GRAZZI 1987, pag. 308-309 e BELLINI 2007, pag. 30-31).

[7] Del 1725 e del 1758, conservate nel nostro archivio.

[8] Detta del Gonfalone perché i suoi affiliati erano ordinati sotto la bandiera della loro compagnia, levandosi in difesa di Roma per tutelare gli interessi della religione e della giustizia sotto la protezione di Maria (FIORANI 2009, pag. 79-81).

[9] Nominata come: “Venerabile confraternita del Gonfalone eretta nella Chiesa di Maria SS.ma del Soccorso di Poggio San Marcello”.

[10] La Madonna ha però un’origine distinta dal Gonfalone: è già presente nel ‘400 quando scoppia nel contado di Jesi, e non solo, una tremenda pestilenza (BELLINI 2007, pag. 39).

[11] In Via Sobborgo per intenderci.

[12] Conservata attualmente presso il Museo Diocesano (GALEAZZI- PERLINI- URIELI 2001, pag.35; DONNINELLI 2012, pag. 9).

[13] Una mattone ne ricorda il restauro.

[14] Conosciuta anche come Confraternita della “Buona Morte” e dei “Poveri e della Morte”, a Poggio, Confraternita di “Santa Croce” (così come la sua chiesa).

[15] BELLINI 2007, pag. 34.

[16] Fino a questo momento era stata la Chiesa di San Nicolò a espletare questa funzione in quanto chiesa parrocchiale: si legge però dai documenti che oramai la cavea di tale costruzione era colma e non poteva più ospitare salme. L’oratorio avrà due cavee distinte per la tumulazione, rispettivamente, di uomini e donne e bambini.