• Le Mura Castellane

La Chiesa Parrocchiale di San Nicolò

A cura di Roberta Vico e Tommaso Saccone

Nel registro della Confraternita del Santissimo Sacramento, in data 1588, si legge che il sodalizio viene riconosciuto dal papa: è l’atto di nascita della Confraternita del Sagratissimo corpo del Nostro Salvatore Jesù. La Confraternita prende possesso dell’Oratorio di San Nicolò e avvia la costruzione della prima chiesa di San Nicolò nel 1595 (GRAZZI 1987, pag. 308-309 e BELLINI 2007, pag. 30-31).
Non abbiamo testimonianze dirette di questo nuovo edificio, ma 2 visite pastorali[1]ne denunciano lo stato miserevole: essa doveva sorgere sopra l’Oratorio di San Nicolò, occupando il lato orientale dell’attuale canonica  (BELLINI 2007, pag.30-31). Nel 1758 il vescovo Fonseca ordina ai cittadini di Poggio San Marcello di costruire una nuova  chiesa, nel territorio attiguo alla stessa chiesa che dovrà essere demolita; tra l’altro nel 1735 quest’ultima aveva anche subito un incendio. La nuova chiesa di San Nicolò viene realizzata tra 1763 e 1772 da Mattia Capponi (BELLINI 2007, pag.54-58).Sarebbe molto interessante, in vista di una valorizzazione del borgo di Poggio San Marcello, avviare l’apertura di alcuni saggi di scavo, eseguiti col metodo stratigrafico, per individuare le prime fasi di vita della chiesa di San Nicolò.

La nuova chiesa sorge al termine del corso del paese con un passaggio sopraelevato la unisce alla canonica; l’altezza è di 15 m, la navata misura 18 m in lunghezza e 9 in larghezza. L’abside misura 6 m di larghezza con un raggio di 3 m. Le proporzioni si basano dunque sul numero 3, in uno schema armonico che richiama al nuovo gusto neoclassico che si diffonde in questo periodo. La chiesa ha un’unica navata con quattro altari laterali, due per ogni lato. Tali altari sono iscritti tra due lesene e un arco; nell’intervallo tra le due cappelle (altari) è inserito da un lato il pulpito e dall’altro un coro, ornati entrambi con festoni. Anche opposto all’altare maggiore c’è il coro maggiore con l’organo, opera di Angelo Morettini di Perugia nel 1849 (BELLINI 2012, pag.17-18). Dagli anni ‘80, la chiesa di San Nicolò ospita l’affresco l’affresco della crocifissione, proveniente dalla chiesetta di San Marcello sul colle, a nord dell’attuale centro storico.


 [1] Del 1725 e del 1758, conservate nel nostro archivio.


 

BIBLIOGRAFIA

BELLINI 2007=C. Bellini, Poggio San Marcello e il suo Archivio Parrocchiale, Castelplanio, 2007.

BELLINI 2012= C. Bellini, I monumenti architettonici religiosi I tesori di una piccola comunità. I beni culturali ecclesiastici (Catalogo della Mostra, dal 4 Agosto 2012), Poggio San Marcello, 2012, pag.13- 23.

GRAZZI 1987= L. A. Grazzi, Storia di Poggio San Marcelloin quel contesto della Vallesina d’Ancona cui appartiene, Città di Castello, 1987.


 

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La Chiesa di Santa Mustiola

A cura di Roberta Vico e Tommaso Saccone

La zona nella quale sorgeva la chiesetta, non più visibile, ha già restituito tracce di antica occupazione umana[1]: nominata per la prima volta nel 1290 (RDI, nr. 4671), sorgeva tra le attuali contrade di Zaffarana e Bacucco, dove la strada limitrofa ne conserva ancora il nome. Dovette appartenere, almeno per un certo periodo, ad un ordine monastico perché nel ‘400 si ha notizia de li frati de S. Mustiola[2].


 

[1] Frammenti laterizi e ceramici d’età romana ci dicono gli storici, alcuni attribuibili anche al IV-VI secolo d.C. (CHERUBINI 1982, pag. 33-35). Anche Santa Mustiola fu probabilmente una villa, nel significato che abbiamo attribuito precedentemente a questo tipo di insediamenti.

[2] ASCJ, Catasto, V, parte 2, f.103r. 


 

BIBLIOGRAFIA

CHERUBINI 1982= A. Cherubini, Le antiche pievi della diocesi di Jesi, Fano, 1982.



La Chiesa di San Marcello al Poggio

A cura do Roberta Vico e Tommaso Saccone

Nel 1953, durante i lavori di sterro per la costruzione del campo sportivo, a 60 m dalla chiesetta di San Marcello, alla profondità di 1 metro circa, affiorò una tomba definita inizialmente come “arcaica”(GRAZZI 1987, pag.51-54).Dello scheletro si conservavano alcuni parti della scatola cranica, i due femori, alcune coste e altri piccoli frammenti poco leggibili; le ossa erano particolarmente mineralizzate e quindi molto pesanti. Dai racconti degli operai non si era riuscito a comprendere se il defunto[1] fosse in posizione distesa o rannicchiata; la seconda ipotesi è avvalorata dal fatto che le suppellettili erano disposte vicino il cranio e non lungo il corpo. Nella zona della testa una spada in ferro lunga 65 cm, sul lato destro una grande pietra calcarea di forma ovale, sopra alla quale un vaso fittile pieno di humus grasso[2] e una patera in buccheroide. Più isolata rispetto al corredo un’ansa di ceramica a figure nere, identificata con quella dell’industria greca di Numana di V secolo a.C. . Non erano presenti tracce di bronzo.

Sempre presso la collina di San Marcello con la sua piccola chiesetta nel dicembre del 1953[3] viene in luce, sempre per i lavori del campo sportivo, il primo fondo di ceramica, definito come “tessera”, decorato internamente da una croce; il contesto di rinvenimento sembra funerario vista anche la presenza di frammenti ossei. Nel 1954 altri due fondi decorati verranno in Via Gramsci), all’interno delle mura castellane[4].

Le antiche testimonianze di presenza antropica sulla collina sembravano autorizzare gli autori locale a immaginare che proprio qui sia nato il primo nucleo abitativo di Poggio. Probabilmente i monaci benedettini dovevano proprio qui essersi istallati costruendo più in basso una grancia[5] per i loro contadini. La prima menzione della chiesa risale al 1290[6], essa fu la prima chiesa parrocchiale del paese almeno fino al 1400. Venne ricostruita probabilmente nel tardo XIV secolo, ma di essa rimane un antico affresco della crocifissione, ora traslocato nell’attuale chiesa parrocchiale di SanNicolò[7]. Sulla collina, a 200 m circa a nord del centro storico, si riconosce ancora il piccolo portale e il rosone, ora tamponati[8], che segnalavano l’ingresso della chiesetta[9].

Come era consuetudine nel Medioevo, la parrocchia di San Marcello svolgeva anche la funzione funebre per i suoi fedeli: non è una novità per i cittadini di Poggio San Marcello scorgere vicino alla chiesetta femori, frammenti di cranio, coste… . Tra l’altro tali resti osteologici tendono a scivolare dal piccolo edificio verso il campo sportivo lungo la trincea occasionale venutasi a creare con lo scavo di quest’ultimo[10]. Vista anche la scoperta della tomba arcaica sempre sul colle e visto che la funzione cimiteriale è attestata anche dai documenti scritti, sarebbe interessante studiare la situazione cronologica di tali tombe anche per comprendere se esiste una continuità stratigrafica tra il periodo protostorico[11] e quello di istallazione della piccola pieve. 


 

[1] Giudicato un maschio adulto sia dal corredo che dal calcolo della statura in 1,70m circa.

[2] E’ riportato di “stile piceno”.

[3] GRAZZI 1987, pag. 93.

[4] GRAZZI 1987, pag. 117-121.

[5] La grancia era il magazzino che raccoglieva gli attrezzi e le granaglie. Per San Marcello intendiamo Papa Marcello I. Vedi per questa chiesa : CHERUBINI 1982, pag. 41; GRAZZI 1987, pag. 215; CHERUBINI 2001, pag. 196 e BELLINI 2007, pag. 7-8.

[6]Rationes 1290, nr. 4670.

[7] L’attribuzione è incerta, ma Attilio Pastori la rimanderebbe ad Andrea di Bartolo. L’immagine rappresenta il Cristo Crocifisso e due sante, Lucia a destra e Caterina D’Alessandria a sinistra. Andrea di Bartolo sembrerebbe attivo come miniaturista, vista anche la resa dei tratti dei personaggi, tra alcune carte del Comune di Jesi. Per la cronologia ci attestiamo tra 1440-1460( DONNINELLI 2012, pag.3).

[8]Un’analisi stratigrafica degli elevati consentirebbe di definire le fasi costruttive e distruttive che hanno caratterizzatol’edificio.
[9] Poi divenuta casa privata ai primi del ‘900.

[10] Il tanto famoso scavo delle scoperte del 1953.

[11] La tomba potrebbe anche essere un fenomeno isolato, ma è ben documentata anche la costruzione di edifici cristiani su luoghi già interessati da insediamenti precedenti.


 

BIBLIOGRAFIA

BELLINI 2007= C. Bellini, Poggio San Marcello e il suo Archivio Parrocchiale, Castelplanio, 2007.

CHERUBINI 1982=A. Cherubini, Le antiche pievi della diocesi di Jesi, Fano, 1982.

CHERUBINI 2001= A. Cherubini, Arte medievale nelle Marche: una nuova lettura, Ancona, 2001.

DONNINELLI 2012= E. Donninelli, Andrea di Bartolo in I tesori di una piccola comunità. I beni culturali ecclesiastici (Catalogo della Mostra, dal 4 Agosto 2012), Poggio San Marcello, 2012, pag. 2-3.

GRAZZI 1987= L. A. Grazzi, Storia di Poggio San Marcelloin quel contesto della Vallesina d’Ancona cui appartiene, Città di Castello, 1987.


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La Chiesa di Santa Maria del Monte

A cura di Roberta Vico e Tommaso Saccone

L’edificio sorge in località  “S. Maria del Monte”, 2 km circa a sud-est del paese; della chiesa, ricostruita nel ‘500, resta solamente un muro, dopo la trasformazione in casa colonica. Viene citata per la prima volta nel 1199 in una bolla di papa Innocenzio III; essa dipendeva dall’abbazia di Sant’Elena e doveva avere un monastero annesso[1]. Nei pressi della chiesetta sorgeva il castello di Colmontano di cui non restano tracce, se non nei documenti dove è nominato lo colle de Montano[2]; esso rivestiva una certa importanza strategica perché si trovava sul territorio che segnava il confine tra la diocesi di Senigallia e di Jesi. Santa Maria possedeva dei fondi anche presso di esso (CHERUBINI 1982, pag.34).


 

[1] CHERUBINI 1982, pag. 39-40; GRAZZI 1987, pag. 166-167 e BELLINI 2007, pag. 10-11.

[2] Dagli Annali Camaldolesi, IV, app. 29, col. 44(in data 1173). Esso era anche limitrofo alla Chiesa di Santa Mustiola, che illustreremo in seguito.


 

BIBLIOGRAFIA

BELLINI 2007= C. Bellini, Poggio San Marcello e il suo Archivio Parrocchiale, Castelplanio, 2007.

CHERUBINI 1982= A. Cherubini, Le antiche pievi della diocesi di Jesi, Fano, 1982.

GRAZZI 1987=  L. A. Grazzi, Storia di Poggio San Marcelloin quel contesto della Vallesina d’Ancona cui appartiene, Città di Castello, 1987.



La Chiesa di San Antonio

A cura di Roberta Vico e Tommaso Saccone

La chiesa di S. Antonio viene edifica nella seconda metà del ‘600, qualche anno dopo la costruzione del santuario della Madonna del Soccorso. Il Comune, tra il 1664 e il 1667, si preoccupa del nuovo cantiere: asporta innanzitutto le pietre del piazzale di San Marcello per costruire la strada già detta “di Sant’Antonio”. Questa nuova chiesa è particolarmente importante perché sorge sulla strada che conduce a Montecarotto (BELLINI 2007, pag. 42; BELLINI 2012, pag.21).
La nuova parrocchia di Sant’Antonio è dignitosamente autosufficiente: mantiene un cappellano sorteggiato di anno in anno tra i vari preti del paese. Nel 1817 il tetto viene ricostruito insieme ad un nuovo campanile, visto che il vecchio oltre ad essere danneggiato non è in grado di reggere il peso delle campane[1].Tra il 1768 e il 1955 possiamo riscoprire nell’Archivio Parrocchiale i documenti di questa parrocchia; un ulteriore vanto di questa chiesa poggiana anche la Scuola di Musica (BELLINI 2007, pag. 42; BELLINI 2012; pag.21).
La facciata della piccola chiesa di Sant’Antonio presenta, sopra al portale d’ingresso, un timpano ed un rosone.La chiesa risulta attualmente in uno stato di degrado materico molto avanzato: il tetto e parte del campanile sono crollati e sono visibili importanti crepe nella muratura che indicare la precaria situazione strutturale dell’edificio.Dalle finestre si possono intravedere le decorazioni dell’area presbiteriale di un color blu molto intenso.


[1] Le vecchie campane di Sant’Antonio sono ancora conservate nella canonica di Poggio San Marcello.



BIBLIOGRAFIA
BELLINI 2007= C. Bellini, Poggio San Marcello e il suo Archivio Parrocchiale, Castelplanio, 2007.
BELLINI 2012= C. Bellini, I monumenti architettonici religiosi in I tesori di una piccola comunità. I beni culturali ecclesiastici (Catalogo della Mostra, dal 4 Agosto 2012), Poggio San Marcello, 2012, pag.13- 23.


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