Nuove tecnologie informatiche applicate all’Archeologia

Documentare l’Archeologia con i Sistemi Informativi Geografici (GIS)

Editing by Tommaso Saccone & Cristiana Margherita

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Fig1. Semplificazione del concetto alla base del Web GIS

 

Introduzione:

I Sistemi Informativi Geografici (GIS) sono quei Software che consentono di arricchire l’elemento cartografico con tutte quelle informazioni derivanti dall’analisi delle differenti componenti che interessano lo spazio, diventando così uno strumento fondamentale per valutare, analizzare e rappresentare ogni tipo di fenomeno geografico - spaziale, incluso quello archeologico.

L’archeologo, oltre a studiare un fenomeno spaziale, deve contestualizzare nel tempo il dato che man mano viene acquisito in cantiere. I sistemi GIS sono pensati per gestire dati spaziali, al momento di organizzarli dal punto di vista temporale possono sorgere le prime difficoltà. Questo è dovuto al fatto che questi software non nascono direttamente per rispondere alle esigenze, molto specifiche, dell’archeologia.

Negli ultimi anni, è stato sviluppato un plug-in, per il Software QGIS, pensato e sviluppato da un gruppo di Archeologi per l’archeologia. Sto parlando di pyArchInit[1], eccezionale strumento open - source, scritto in linguaggio Pyton, e scaricabile gratuitamente sia dai Repository di QGIS, sia dal sito ufficiale del progetto. Il pensiero che sta alla base del progetto è: " perché pagare un Software se ce lo possiamo programmare?" E’ sicuramente una filosofia interessante, condivisibile e condivisa dall’Associazione Minerva. Purtroppo nella quotidianità del lavoro non è sempre applicabile. Certamente il continuo aumento nell’utilizzo di software Open – Source aiuterà questa filosofia.

 https://sites.google.com/site/pyarchinit/

 


Il Dato Geografico

Il dato geografico presenta caratteristiche molto specifiche, l’informazione che contiene è caratterizzata da una posizione nello spazio. Per l’archeologia, come abbiamo già detto, anche nel tempo.

L’uso dell’informazione geografica e della sua rappresentazione sul territorio tramite mappe si è rivelato fin dai tempi antichi uno strumento insostituibile per conoscere, descrivere, controllare e visualizzare vari aspetti del mondo circostante.

Le attuali tecnologie GIS hanno offerto l’opportunità di poter manipolare quantità molto vaste d’informazioni geografiche potendo così capire le effettive relazioni che possono esistere tra le stesse informazioni. Grazie al continuo miglioramento di carte e sistemi satellitari le possibilità di applicazione ed utilizzo sono sempre crescenti,con maggior dettaglio e precisione

 


Peculiarità dei Software GIS

Una delle caratteristiche peculiari che distinguono un software GIS da altri programmi grafici, in particolare i CAD, è la capacità di utilizzare in modo integrato dati geografici e dati alfanumerici, lavorando con database spaziali sui quali operare analisi e ricerche di vario tipo e complessità.

A ciascuno degli “elementi geografici”, punti o poligoni, presenti nel database possono essere associati dati descrittivi, grafici e fotografici.

Banalmente si può dire che i CAD sono strumenti che lavorano esclusivamente su informazioni geografiche (raster o vettoriali), sono utili per la rappresentazione geometrica della realtà, mentre i GIS, permettendo di combinare informazioni geografiche con dati alfanumerici, dando la possibilità di analizzare ed interpretare la realtà. In pratica possiamo interrogare i nostri dati ponendo quesiti di diversa complessità.

 


 Il GIS in campo archeologico:

L’archeologia è la disciplina che studia l’uomo del passato analizzando ogni sua “traccia” che è pervenuta sino a noi. Attraverso il suo lavoro l’archeologo vuole arrivare a spiegare il perché delle “cose”.

All’interno del panorama archeologico, la scelta di adottare Software GIS ha permesso di migliorare lo scambio d’informazioni tra la parte cartografica e quella alfanumerica, consentendo di individuare altre e più articolate risposte al tema dell’organizzazione dei dati.

I Software GIS grazie alla loro possibilità di gestire dati geografici, alfanumerici, cartografici e fotografici sono uno strumento utile alla gestione delle informazioni archeologiche. In campo accademico l’utilizzo di questi Software è diventato ormai abituale, ma le possibilità di sviluppo sono ancora numerose. Per quanto riguarda, invece, l’amministrazione del patrimonio culturale Italiano l’utilizzo di questi sistemi è estremamente raro. Quando si parla d’innovazione, l’Italia è il fanalino di coda del mondo. Non esiste alcuna normativa recente che parli di questi temi in modo esaustivo, fornendo un metodo al quale le varie aziende debbano rifarsi; spesso le Sovrintendenze richiedono ancora tavole in scala piuttosto che strumenti digitali.

Quasi tutte le elaborazioni GIS, in ambito accademico, sono eseguite post scavo, magari assegnate per una tesi di laurea. Raramente durante il lavoro in cantiere. A mio avviso l’uso del GIS durante lo scavo darebbe la possibilità di verificare costantemente i dati, migliorando la qualità degli stessi ed evitando la perdita d’informazioni. Ovviamente serve che i dati vengano raccolti ed organizzati in maniera organica sin da subito. Raccogliere i dati per poi riorganizzarli per gestirli in ambiente GIS comporta un notevole spreco di tempo. Spesso questo procedimento comporta una perdita d’informazioni. Mi vengono in mente diversi lavori accademici dove l’organizzazione delle informazioni, prima cartacee, poi digitali, hanno portato ad una perdita considerevole di informazioni. In alcuni casi arrivando addirittura a impedire la georeferenziazione di interi gruppi di informazioni.

La manipolazione dei dati alfanumerici avviene attraverso la compilazione, corretta e ben organizzata, del database che nasce dalla documentazione prodotta sul cantiere.

Fig2. Shahr-i Sokhta (Iran) Disegno vettoriale e database della Tomba 136. Editing by Tommaso Saccone

L’archeologia non è una scienze esatta, spesso l’interpretazione dei dati cambia con il progredire con i lavori. L’organizzazione dei dati in un GIS è dinamica in quanto mutevole nel tempo; essa può cambiare mano a mano che lo studio e le analisi archeologiche permettono di approfondire la conoscenza, modificando, se necessario, qualsiasi elemento acquisito.

 


 I Beni Culturali come Bene Comune:

Da alcuni anni a questa parte è possibile notare come le pubblicazioni dei rapporti di scavo siano sempre minori, preferendo brevi articoli su riviste specializzate. Questo assolutamente non è dovuto alla mancanza di lavori di ambito archeologico, ma in primo luogo ai costi ed elle speculazioni delle case editrici; pubblicare è diventato un ingente costo. Per ovviare a questo molte missioni internazionali, specialmente quelle inglesi, inseriscono nel budget del progetto di ricerca il lavoro di editing e di pubblicazione. In Italia la pubblicazione è spesso finanziata a parte. Prima viene svolto il lavoro, poi si pensa a trovare il denaro necessario alla pubblicazione. Può capitare che passino 10 – 15 anni da quando termina il lavoro sul campo a quando sarà pubblicato.

In secondo luogo questa mancanza è dovuta al fatto che i ricercatori sono estremamente protezionisti verso i dati raccolti, facendo in modo di condividerli con il contagocce. Pochi sono coloro che in Italia desiderano dare libero accesso ai propri dati, forse per insicurezza personale, o per desiderio di controllo o per superiorità.

E se questo sentimento di protezione fosse stato adottato dai grandi medici e scienziati degli ultimi due secoli, che ne sarebbe della razza umana? Sicuramente il mondo sarebbe un posto peggiore.

Poiché la comunità archeologica, a ragion veduta, vuole riconoscere sempre più la disciplina come una Scienza, credo che si debba almeno applicare, anche per la pubblicazione, gli stessi criteri che sono adottati negli ambienti scientifici.

Ad Esempio: medici e genetisti, una volta pubblicata una ricerca, devono rendere liberamente consultabili anche il riferimento e le informazioni derivanti da ogni singolo campione analizzato.

In archeologia ci si accontenta del solo articolo o, quando si è fortunati, della monografia.

Come da me già espresso ripetutamente, vista la sempre crescente produzione di documentazione digitale (grafica, fotografica, 3D, vettoriale, RX, TAC, etc.) va rilevato che la sola pubblicazione testuale non è più sufficiente a raccontare la grande ricchezza d’informazioni proprie dell’archeologia. Servono nuovi sistemi che diano la possibilità di consultare, in modo anche controllato, tutti questi dati prodotti durante i lavori di scavo archeologico stratigrafico. Ogni anno la tecnologia si evolve e questo si traduce in un costante aumento delle informazioni che l’archeologo riesce ad acquisire in ambito di studio.

I Software GIS possono diventare uno strumento utile, non solo a rappresentare la realtà organizzando i dati in maniera efficiente, ma grazie alle possibilità fornite dal Web, possono aiutarci a condividere il patrimonio d’informazioni raccolte.

Pensiamo a quali eccezionali possibilità di ricerca potremmo ottenere se tutti i lavori legati all’archeologia di emergenza fossero organizzati con un medesimo sistema GIS. Io spero che pyArchInit venga scoperto ed impiegato dal Ministero ai Beni Culturali, e che venga adottato in modo abituale per raccogliere ed organizzare dati e informazioni. Magari creando una rete dedicata alle cooperative archeologiche e ai centri di ricerca che consenta sia la consultazione di una banca dati comune che l’up-load di nuove informazioni. Tutte le tecnologie necessarie esistono da diversi anni, ciò che manca, secondo me, è solo la volontà di creare sistemi di questo tipo.

Questo ovviamente comporta una cosa importante, ovvero che i dinosauri delle Sovrintendenze imparino ad impiegare i sistemi informatici di nuova generazione.

Qualche anno fa, parlando di applicazioni GIS con un funzionario della Sovrintendenza archeologica di Bologna, mi sentii rispondere: ”utilizzare il GIS per organizzare i dati della Sovrintendenza è impossibile, noi non sappiamo usare questi sistemi. E poi c’è un progetto dell’IBC che sta lavorando un questo senso”[2].

Spero quindi che il Ministero avvii dei programmi di ri-formazione per i funzionari delle Sovrintendenze che presentano lacune nell’utilizzo dei sistemi digitali. Far gestire il patrimonio Archeologico e Culturale Italiano a persone che sono ferme al 1990 è veramente pericoloso. Se non puntiamo sull’innovazione, il nostro patrimonio archeologico è praticamente “finito” e nei suoi confronti arriveremo sempre tardi.

 L’Associazione Minerva sentendo proprio questa mancanza di comunicazione del dato archeologico, ha elaborato il progetto OS-Culture, una piattaforma web, completamente libera, adatta a organizzare e pubblicare dati e informazioni relativi al patrimonio archeologico e culturale.

La piattaforma OS-Cultur.org, grazie all’uso delle nuove tecnologie digitali, vuole essere una rete in cui ogni persona, interessata alla condivisione della conoscenza, abbia la possibilità di acquisire informazioni, scambiare dati e far conoscere i propri lavori a carattere archeologico, storico artistico e culturale in genere. Questo meccanismo di condivisione vuole essere un primo grande passo verso una gestione responsabile di un patrimonio culturale inteso, in senso stretto, come Bene Comune.

www.os-culture.org                    www.iran.os-culture.org

www.oman.os-culture.org            www.turkmenistan.os-culture.org

  


Note

[1] pyArchInit è un plug-in open - source di QGIS, creato da un team di Rimini, adArte& C di Luca Mandolesi, dedito all’organizzazione dei dati archeologici, mediante un database basato su tecnologia Spatial Lite. Il programma è scritto in linguaggio Pyton. Nel corso dell’ultimo anno un nutrito numero di archeologi ha cominciato a collaborare per ampliare le possibilità fornite dal plug-in.

[2] Il progetto C.A.R.T. risale al 1995 ed è stato finanziato sino al 2006. Consiste in una serie di punti e di aree che dovrebbero bastare a definire un sito archeologico. Penso che tali informazioni non fossero sufficienti nel 1995 a definire la complessità del patrimonio archeologico. Oggi sono a dir poco obsoleti.

 


 Elaborazioni di Tavole ottenute da sistemi GIS

Fig3. Shahr-i Sokhta (Iran) elaborazione GIS dei Quartieri Centrali. Editing by Tommaso Saccone

Consulta il Web GIS: http://www.os-culture.org/iran/index.php/shahr-i-sokhta

 

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Fig4. Tepe Hissar (Iran) elaborazione GIS delle piante di scavo. Editing by Tommaso Saccone

Consulta il Web GIS: http://www.os-culture.org/iran/index.php/tepe-hissar

 


 Bibliografia:

Bianchini M., 2008, Manuale di rilievo e di documentazione digitale in archeologia, Roma.

Bogdani J., 2009, Gestione dei dati per l’archeologia. GIS per l'archeologia, in Giorgi E. (a cura di) Groma 2. In profondità senza scavare, Bologna, pp. 421-438.

Carandini A., 1981, Storie della terra. Manuale di scavo archeologico, Bari.

Cattani M., 2008, Il percorso della conoscenza: applicazioni in archeologia tra ricerca e divulgazione, in Giuliano De Felice, Maria Giuseppina Sibilano, Giuliano Volpe (a cura di) L'informatica e il metodo della stratigrafia , Atti del Workshop (Foggia 6-7 giugno 2008), Bari, pp. 25-37.

Fronza V., Nardini A., Valenti M., 2009., L’informatica e archeologia medievale. L’esperienza senese, Firenze.

Medri M., 2003, Manuale di rilievo archeologico, Roma.

Migani M., Salerno G., 2008, Manuale ArcGis: guida pratica all'utilizzo della release 9.x con esercizi svolti, Palermo.

Semeraro G., 2008, Accedere allo scavo archeologico. Sistemi (e problemi) di elaborazione dei dati in Giuliano De Felice, Maria Giuseppina Sibilano, Giuliano Volpe (a cura di) L'informatica e il metodo della stratigrafia , Atti del Workshop (Foggia 6-7 giugno 2008), Bari, pp. 40-53.